Intervista a Enrico Ruggeri, voce del nuovo progetto podcast di Yamaha Motor “Nero Luce”

A tu per tu con Enrico Ruggeri: abbiamo raccolto la testimonianza del cantautore e musicista milanese per scoprire la nascita e i retroscena del progetto "Nero Luce", la nuova serie podcast realizzata da O-One per Yamaha Motor. Leggi l'intervista.

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A dispetto della sua voce profonda e misteriosa, Enrico Ruggeri è una persona aperta e trasparente. Uno di quelli che ha fatto della schiettezza una cifra stilistica.

Per questo, coinvolgerlo nel nuovo progetto podcast di Yamaha Motor “Nero Luce”,  è parso una scelta naturale: andare oltre quel velo di mistero – come cantava nell’omonima canzone – e scoprire squarci luminosissimi, è la sfida che ha guidato la nascita di questa serie e la scelta dei personaggi protagonisti delle diverse puntate. Il tutto a partire dalla storia della Casa di Iwata.

Una storia a cui Ruggeri ha dato voce, riportando alla luce i lati più nascosti.



1) Yamaha ti ha coinvolto per raccontare la sua storia e quella di alcuni personaggi che ne hanno fatto parte. Tu che di storie ne hai scritte, raccontate e cantate tante, quali pensi siano gli ingredienti essenziali perché una storia possa catturare chi l'ascolta?


L'ingrediente essenziale è l'eccezionalità, raccontare una storia che non rientra nelle abitudini e nel vivere comune delle persone.


2) "Nero Luce" è una serie che racconta il "lato oscuro" delle persone, inteso non come quello più negativo, ma semplicemente nascosto e per questo meno conosciuto. Che cos'è per te il dark side?


Direi la stessa cosa: la parte di una persona che conosciamo meno.
La parola “dark” può significare una parte buia e magari sgradevole, ma in realtà nella mia mente è tutto ciò che nel mondo, o di una persona, non è stato esplorato.


3) Sei cantautore, scrittore, presentatore, presidente della Nazionale cantanti, sei stato anche docente al Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano e poi, ovviamente voce in trasmissioni radiofoniche. Insomma di lati nascosti ne hai svelati parecchi. C'è ancora qualcosa di te che non conosciamo?

Di me si parla molto come persona che sa fare a usare la parola, ma siccome mi ritengo soprattutto un musicista mi piacerebbe lavorare con la musica e avrei voglia di scrivere una colonna sonora.


4) Si è concluso da poco Sanremo. Tu ci sei stato diverse volte e lo hai anche vinto (insieme a Morandi e Tozzi e poi da solo con "Mistero"). Ma torniamo al tuo debutto nel 1980 con Contessa: i Decibel furono uno dei pochi gruppi a suonare dal vivo quando quasi tutti gli artisti si esibivano su basi pre-registrate, non essendoci l'orchestra. Una prima "rivoluzione" che da allora non è mai finita e che ci porta oggi a un'altra "rivoluzione", quella del tuo omonimo singolo...
Parlaci di questo brano, che ha anticipato l’album di inediti in uscita a fine marzo tra cui ritroviamo anche il più recente "Parte di me"...


La Rivoluzione è la storia di una generazione ma anche la storia di tutti perché parla della differenza che c'è tra i sogni dell'adolescenza e di come poi si realizza la vita. Tutto l'album in generale racconta della evoluzione delle nostre anime.


5) Dopo tanti anni e tanti successi, cosa significa per te fare musica oggi, cosa è rimasto da dire, non ancora detto? E, nel mercato musicale, che ruolo possono svolgere le aziende in questo scenario?


Fare musica è la mia vita e rappresenta il mio modo di comunicare e rapportarmi con gli altri.
Le aziende nello scenario attuale sono fondamentali. Si sono accorte che mettere uno striscione sotto a un palco non serve a nessuno, ma invece accompagnarsi a un'opera d'arte è una cosa molto interessante. In tutte le grandi mostre ed espressioni artistiche ormai sono abbinabili a un’azienda per cui credo che la prossima mossa sarà questa, quindi “Yamaha presenta Enrico Ruggeri in concerto” sarebbe un'ottima idea!